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Bruncu Spina e le creste: la salita alla seconda vetta dell'isola
Con i suoi 1.829 metri Bruncu Spina è la seconda cima della Sardegna: si sale a piedi dal versante di Fonni, senza contare sugli impianti, e in cima l'isola si vede da costa a costa.
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Bruncu Spina si raggiunge a piedi dal versante di Fonni, in circa due o tre ore di cammino, e con i suoi 1.829 metri è la seconda vetta della Sardegna, dopo Punta La Marmora, che la supera di pochi metri. Sugli impianti di risalita non conviene contare, perché negli ultimi inverni sono rimasti spesso fermi anche con la neve: la montagna si fa con le gambe, oppure con gli sci da alpinismo quando la neve tiene. In cima, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva a entrambe le coste. È questo che si viene a cercare: non un panorama qualunque, ma la misura intera della Sardegna.
Cosa si trova davvero in cima
Il terreno è di scisto. Pietraie che si aprono a lastroni, ginepri bassi e contorti dal vento, che soffia frequente anche d'estate. Non ci sono alberi a trattenere lo sguardo: solo roccia, cielo e, nei giorni buoni, il profilo delle coste da una parte e dall'altra. Chi sale si accorge presto che la vetta non è un punto isolato ma l'ultimo gradino di una cresta lunga, che si può seguire verso gli altri rilievi del massiccio o fino a Punta La Marmora, cinque metri più in alto: il sentiero da Bruncu Spina a Punta La Marmora passa per il valico di Arcu Gennargentu e risale l'ultimo ghiaione fino alla croce e all'ometto di vetta.
Il Gennargentu è terra di mufloni e di aquile reali. Non è detto che si incontrino, ma la possibilità esiste, e vale la pena camminare piano, senza rumore, tenendo gli occhi sulle pietraie più alte. La montagna qui non è addomesticata: è pascolo, vento, silenzio, e qualche volta nebbia che sale dal fondovalle e cancella tutto in pochi minuti.
Si può salire senza impianti?
Sì, ed è il modo più sicuro di arrivarci. Sul versante di Fonni c'è una seggiovia, ma secondo L'Unione Sarda nel gennaio 2023 era ancora chiusa in attesa del collaudo, e nel marzo 2024 gli impianti di Bruncu Spina restavano fermi con la neve sulle piste. Chi sale a piedi non dipende da niente di tutto questo: non una salita meccanica, ma un cammino. Dal versante di Fonni si sale in circa due o tre ore, con un dislivello che richiede passo regolare e un minimo di allenamento. Non è un sentiero tecnico, ma non è nemmeno una passeggiata: la quota, il vento e il fondo sassoso si fanno sentire.
Senza contare sugli impianti, la montagna si apre a chi la cammina. Chi vuole salire sulla neve lo fa con gli sci da alpinismo, scegliendo le giornate giuste e le condizioni giuste; chi preferisce il passo lento sale d'estate, partendo presto per evitare il caldo e le nuvole pomeridiane. Per chi vuole capire come si comporta questa montagna quando cambia stagione, abbiamo raccolto qualche nota su come si cammina in inverno qui intorno: neve, vento e tracce da leggere con attenzione.
Cosa portare e cosa aspettarsi
Non ci sono fonti in quota. L'acqua va portata tutta da valle, calcolando il tempo di salita, la sosta in vetta e la discesa. Servono scarpe da trekking con suola scolpita, uno strato antivento anche in piena estate, perché in cresta il vento arriva sempre, e una giacca che regga un cambio improvviso di temperatura. Il sole batte forte sulle pietraie, ma appena si alza la brezza la percezione cambia.
La pietra di questa montagna non è tutta uguale. Poco lontano, alle porte di Aritzo, c'è il Texile, il monumento naturale che fa da simbolo al paese: un torrione di calcare alto circa 24 metri, posato su una base di scisto, resto di una copertura di rocce giurassiche che l'erosione ha portato via quasi ovunque. Chi sale a Bruncu Spina e poi scende verso il borgo trova nel Texile una specie di contrappunto: dopo le lastre di scisto delle creste, un'altra pietra, con altre forme e altre storie.
Quando conviene salire
Le giornate limpide sono quelle che ripagano: dalla vetta lo sguardo arriva a entrambe le coste, e la Sardegna si mostra nella sua larghezza. Ma la limpidezza non è garantita: la montagna ha le sue nuvole, e in certe ore il panorama si chiude. Chi ha tempo può aspettare, o tornare. Chi ha una sola giornata sceglie le finestre migliori, partendo presto.
L'estate è la stagione più semplice per la salita a piedi, ma è anche quella del vento più insistente e del sole più diretto. La primavera e l'autunno offrono luce più bassa e temperature più miti, con la possibilità di trovare ancora neve sui tratti più alti. L'inverno è terreno per chi ha esperienza e attrezzatura: sci da alpinismo, conoscenza del manto, valutazione del rischio.
Per chi arriva da lontano, la domanda pratica è sempre la stessa: dove si dorme prima e dopo la salita? Aritzo, con le sue locande e le sue case in pietra, è una base concreta per chi vuole salire sul Gennargentu senza rinunciare a un letto caldo e a una cucina di montagna. Abbiamo scritto qualche nota su come dormire in zona scegliendo in base alla stagione e al tipo di cammino che si ha in mente.
Un gesto concreto
Prima di partire, chiedete in locanda quali sono le condizioni del sentiero e del vento per il giorno dopo: chi vive qui sa leggere la montagna meglio di qualsiasi previsione. Portate acqua in abbondanza, uno strato antivento anche a luglio, e scarpe che tengano sulle pietraie. Se salite in inverno, dite chiaramente che siete attrezzati per la neve: la montagna non fa sconti, ma ripaga chi la rispetta. E se il cielo è limpido, fermatevi in vetta qualche minuto in più: da lassù la Sardegna si vede da costa a costa, e vale la pena guardarla tutta. Per orientarvi prima di partire, una mano utile arriva anche dalle indicazioni di Sardegna Turismo, che raccoglie i sentieri e le aree del massiccio.


